L’azione
sull’uomo dell’ossido di azoto è relativamente
blanda; inoltre, a causa della rapida ossidazione a biossido
di azoto, si fa spesso riferimento esclusivo solo a quest’ultimo
inquinante, in quanto risulta molto più tossico del monossido.
Il biossido di azoto è un gas irritante per le mucose
e può contribuire all’insorgere di varie alterazioni
delle funzioni polmonari, bronchiti croniche, asma ed enfisema
polmonare. Lunghe esposizioni anche a basse concentrazioni provocano
una drastica diminuzione delle difese polmonari con conseguente
aumento di rischio di affezioni alle vie respiratorie.
Gli
effetti del biossido di azoto si manifestano generalmente parecchie
ore dopo l’esposizione, così che spesso le persone
normalmente non si rendono conto che il loro malessere è
dovuto all’aria inquinata che hanno respirato.
Per il biossido di azoto l’Organizzazione Mondiale per
la Sanità (OMS) raccomanda il limite guida orario di
200 µg/mc, il limite per la media annuale è invece
40 µg/mc.
Per un’esposizione di mezz’ora la concentrazione
di 560 µg/mc è la più alta concentrazione
alla quale non si hanno effetti rilevabili. Brevi esposizioni
a 50-150 mg/mc provocano risentimenti polmonari; 100 mg/mc,
inalati per 1 minuto, provocano notevoli danni al tratto respiratorio;
concentrazioni di 300-400 mg/mc portano alla morte per fibrosi
polmonare.
I lavoratori più esposti ad alte concentrazioni di biossido
di azoto sono gli addetti alla manipolazione dell’acido
nitrico (industrie chimiche, galvaniche, orafe) e chi opera
la saldatura ad arco elettrico.