Come
accennato nel paragrafo precedente, lo sviluppo dello smog fotochimico
è principalmente legato alla presenza di particolari condizioni
meteorologiche e all’abbondanza di ossidi di azoto e di
composti organici volatili nell’aria. In effetti perché
si manifesti questo fenomeno devono verificarsi delle precise
condizioni ambientali. Se questi requisiti persistono,
allora si realizza il gran numero di reazioni chimiche che comporta
la formazione dello smog fotochimico. Queste condizioni comprendono:
- la presenza della luce solare (che funge da
catalizzatore);
- una temperatura di almeno 18°C, necessaria
perché molte delle reazioni del processo di formazione
dello smog fotochimico richiedono specifiche energie di attivazione
(garantite dalla temperatura relativamente alta);
-
la presenza di composti organici volatili (VOC);
- la presenza di ossidi di azoto.
I
VOC costituiscono un gruppo di composti organici che evaporano
rapidamente all’aria alle normali condizioni di pressione
e temperatura. Questo gruppo comprende sostanze come il benzene,
l’etanolo ed il tricloroetano e miscele come la benzina
e la trementina. La loro presenza nell’aria è dovuta
principalmente alla combustione incompleta dei combustibili
fossili, all’evaporazione di solventi e di carburanti
ed alla combustione del materiale vegetale. I VOC vengono anche
prodotti in seguito alla volatilizzazione di composti organici
naturali come i terpeni (gli eucaliptus, ad esempio, ne rilasciano
una quantità significativa).
Gli
ossidi di azoto vengono emessi principalmente nel corso dei
processi di combustione, con le emissioni degli autoveicoli
che utilizzano i combustibili fossili (sia benzina che gasolio),
con la combustione di legna e gas in stufe e cucine e con l’incenerimento
dei rifiuti. Una parte significativa di NOx deriva anche dagli
incendi boschivi, dall’azione dei fulmini e dai vari processi
microbiologici.
In
ogni caso, le emissioni naturali di VOC e di NOx sono in genere
diffuse in zone estese, tanto che i danni provocati da questi
inquinanti risultano secondari. Al contrario le emissioni prodotte
dall’uomo sono concentrate in aree ben definite. Gli ossidi
di azoto ed i composti organici volatili sono infatti fra i
componenti principali delle emissioni nelle aree urbane e le
città poste nelle aree geografiche caratterizzate da
radiazione solare intensa e temperatura elevata (ad es. quelle
dell’area del Mediterraneo) costituiscono le candidate
ideali allo sviluppo di episodi di inquinamento fotochimico
acuto, soprattutto in estate, nelle ore centrali della giornata,
in presenza di alta insolazione e bassa velocità del
vento.