Si
stima che ogni giorno vengano immesse nell’aria circa
10 milioni di tonnellate di particolato; di queste il 94% è
di origine naturale (nella foto a lato si vedono gli effetti
di un'enorme tempesta di sabbia nel deserto del Sahara). La
concentrazione nell’aria di queste particelle viene comunque
limitata dalla naturale tendenza alla deposizione per effetto
della gravità e dall’azione delle nubi o delle
piogge (rimozione umida). Nell’aria pulita in genere la
concentrazione di questo inquinante è dell’ordine
di 1-1,5 µg/mc.
Oltre che dalla natura dei venti e dalle precipitazioni la permanenza
in atmosfera è fortemente condizionata dalle dimensioni
delle particelle. Quelle che hanno un diametro superiore a 50
micrometri sono visibili nell’aria e sedimentano piuttosto
velocemente causando fenomeni di inquinamento su scala molto
ristretta.
Le
più piccole possono rimanere in sospensione per molto
tempo; alla fine gli urti casuali e la reciproca attrazione
le fanno collidere e riunire assieme, in questo modo raggiungono
delle dimensioni tali da acquistare una velocità di caduta
sufficiente a farle depositare al suolo. Le polveri PM10
possono rimanere in sospensione per 12 ore circa, mentre le
particelle con un diametro inferiore ad 1 µm fluttuano
nell’aria anche per 1 mese.
Il particolato emesso dai camini di altezza elevata può
essere trasportato dagli agenti atmosferici anche a grandi distanze.
Per questo motivo parte dell’inquinamento di fondo riscontrato
in una determinata città può provenire da un’industria
situata a diversi Km dal centro urbano. Nei centri urbani l’inquinamento
da polveri fini (che sono le più pericolose per la salute)
è essenzialmente dovuto al traffico veicolare ed al riscaldamento
domestico. Per questo motivo, quando la concentrazione di particolato
nell’aria diventa troppo alta, vengono attuate delle limitazioni
al traffico; in varie nazioni può anche essere imposto
un limite alla temperatura del riscaldamento negli ambienti
chiusi: 18°C in Germania o 20°C in Italia.
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